-----Guyver - The Bioboosted Armor- (2005)--------- Inauguro questo blog con la recensione di uno degli anime più attesi prodotti recentemente in Nippolandia: il remake (e completamento) del mai dimenticato “Guyver”.
UN PO’ DI STORIA: COS’E’ IL GUYVER
Quando parliamo di Guyver parliamo fondamentalmente di una ricchissima produzione di gadget e merchandising di vario tipo (pupazzi, poster, cartoline, magliette, action figures etc…) tratti da un manga di nicchia (le vendite del manga in prima stesura non furono esaltanti, ma decollarono subito dopo l’uscita dell’anime) e di una serie animata gore – cyberpunk mai completata.
Ma non è tutto.

Uscirono anche due film tratti dalla stessa serie: “The Guyver” e “The Guyver II: dark hero”. E’ opportuno sottolineare che, sebbene nessuna delle due pellicole possa definirsi un capolavoro del cinema, almeno la prima merita una particolare menzione, se non altro per essere stata interpretata da Mark Hamill, il mai dimenticato Luke Skywalker della trilogia originale di Star Wars.
Tornando alla serie di OAV dedicati al manga (12 episodi di drammatica preparazione ad un climax mai raggiunto) mi limiterò a ricordare che la serie fu interrotta per motivi non ben precisati e di certo indipendenti dal successo del prodotto. In America e in Europa il successo dell’anime fu infatti travolgente e ci fu una vera e propria ondata di proteste per la scomparsa del Guyver, cosa che probabilmente contribuì alla diffusione dell’anime ed al grande successo di merchandising di cui accennavo.
LA TRAMA
Un uomo in grado di trasformarsi in una creatura mostruosa fugge portando con se tre oggetti misteriosi racchiusi in una sacca. Raggiunto nel bosco da un’orda di sinistri individui dotati delle medesime capacità, l’uomo si fa esplodere e i tre oggetti volano in aria a grande distanza. Uno dei tre oggetti cade vicino a due ragazzi seduti sulla riva del lago. Uno dei due attiva accidentalmente il misterioso oggetto dal quale si sprigionano tentacoli di carne che avvolgono il ragazzo chiudendo intorno ad esso un’armatura biomeccanica dagli straordinari poteri. Ma cos’è realmente il Guyver? Chi sono i mostri chiamati zoanoidi che sembrano aver invaso un mondo troppo sprovveduto e indifferente per accorgersi di loro? Questi sono solo alcuni dei misteri che la serie suggerisce e poco a poco tenta di svelare.
-----------------RECENSIONE----------------
STORIA: 7
La nuova serie completata nel 2005 con il titolo di “BIOBOOSTED ARMOUR GUYVER” sembra seguire, con minime differenze e talune opportune integrazioni lo stesso storyboard della serie originale. Anzi, nella prima metà della serie gli autori riescono a imprimere ancor di più il timbro Carpenteriano della minaccia occulta (Ci riferiamo allo splendido “ESSI VIVONO” NdR), attraverso un giusto ritmo narrativo e gradevoli digressioni affrontate con maggior rigore filologico. Certo, il tema e la tipicità della trama risentono del peso degli anni (l’anime originale fu prodotto a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90) e di alcune soluzioni un po’ ingenue e oggi sorpassate, ma non dobbiamo dimenticare che si tratta pur sempre di un rispettosissimo remake di un classico dell’animazione cyberpunk e già questo è sufficiente a far passare in secondo piano le pecche citate ed a far levitare sensibilmente il voto… che crolla penosamente mano a mano che ci avviciniamo agli episodi conclusivi. Dopo il 16simo episodio il ritmo narrativo fino ad allora ben calibrato subisce una rocambolesca accelerazione. Comprimari interessanti ma mai ben approfonditi spuntano regolarmente quasi ad ogni episodio. Scenari apocalittici si dipanano e si contraggono per cercare di rientrare nel claustrofobico standard dei 26 episodi, fino allo strappo narrativo definitivo con gli episodi 23 e 24. Clamorosa frattura narrativa che gli ultimi due episodi tentano faticosamente di ricucire senza ahinoi riuscirci. Il finale matrioska (chi ha visto la serie capirà) e le numerose trame lasciate in sospeso (compresa la trama principale) rivela chiaramente il disagio di un team di sceneggiatori che, probabilmente, era stato inizialmente ingaggiato per la realizzazione di una serie da 52 episodi e che a metà produzione ha dovuto correggere il tiro. Con risultati disastrosi. Il 7 dato alla trama è esclusivamente merito dei primi 17-18 episodi. Attendiamo con ansia un nuovo remake-continuazione che risolva una trama anche questa volta lasciata a metà.
TECNICA: 8
La realizzazione della serie è nello standard delle produzioni di inizio millennio: fluidità delle animazioni, cura nei disegni principali e accettabile resa delle tavole intercalari e ampio ricorso alla colorazione elettronica. Detto questo, il nuovo Guyver risente di una fotografia che ha perso lo charme dark della serie originale e un po’ di smalto hard boiled, ma i passi avanti fatti in questi ultimi anni si vedono tutti e il fan di vecchia data riesce facilmente ad adattarsi al nuovo stile grafico dell’opera. Gli Zoanoidi sono più realistici, meno “gommosi e artificiali” dei vecchi mostri della serie originale. La CG è pregevole e ben amalgamata con l’animazione classica. Nella serie si alternano diversi disegnatori ma a ben vedere non ci sono fratture visive tali da infastidire l’occhio dello spettatore (vd. Nazca per un esempio negativo in tal senso…). Non spezziamo alcuna lancia a favore o contro il mechadesign e il biodesign poiché ripercorrono abbastanza fedelmente i binari antecedentemente stesi aggiungendo ben poco. Oltre quanto detto, la realizzazione tecnica del Guyver è soddisfacente: non esaltante ma sicuramente assestata su buoni livelli.
SOUNDTRACK: 6
Le bgm e le vocals sono abbastanza valide e descrivono coerentemente le atmosfere senza mai risultare invasive. Tuttavia le hits sono lontane lustri dalla celebre opening della serie originale (PARAPAPPAPA’ PARAA-PARAPAPPAPA’… niente, solo chi la conosce può capire questo piccolo delirio), ma d’altronde, visti altri disastrosi remake più o meno recenti, dobbiamo essere grati agli autori di non aver voluto scimmiottare i brani del vecchio anime creando osceni arraggiamenti. Anche in questo caso il voto è senza infamia e senza lode.
CARISMA: 10
E’ il Guyver. E’ sempre il Guyver, anche esteticamente (insomma, siamo anni luce dagli stravolgimenti dell’OAV di Hokuto No Ken). Tira ancora tantissimo.
EDIZIONE ITALIANA: 9
Come tutti i gruppi di ragazzi che si prodigano per tradurre e distribuire gratuitamente gli anime inediti in Italia, anche i SubZero precisano in ogni episodio che la loro fansub è un prodotto amatoriale non destinato alla vendita, pregando di interrompere la distribuzione della serie non appena qualcuno acquisterà i diritti di Guyver per l'Italia. Ricordando non ultimo che chi ama gli Anime acquista solo VHS e DVD originali.
VOTO COMPLESSIVO: 8+
IN BREVE: La nuova serie di Guyver riprende la trama del vecchio anime, ripercorrendo la stessa storia e portandola avanti ben oltre il punto d’arresto della precedente serie. Un prodotto ben fatto e in grado di appassionare anche la più smaliziata nuova generazione, ma che pecca clamorosamente proprio nello stesso modo della precedente. Nuova ondata di proteste in arrivo?