mercoledì, maggio 31, 2006
Basilisk
LA TRAMA

Siamo agli inizi del 1600. Jeyasu-sama deve decidere quale dei suoi due discendenti dello shogun Tokugawa porterà l'impero ad una nuova era di prosperità. Sia il primogenito Takechiyo che il secondogenito Kunichiyo sono ancora bambini eppure il clima politico che ruota intorno a loro è già teso di aspettative e ambizioni: le due bambinaie a cui i figli di Tokugawa sono affidati sanno bene che il futuro loro e quello della servitù assegnata, dipende esclusivamente dall'ottenimento della successione al potere. Ambiscono tanto avidamente al posto di Shogun per il loro giovanissimo padrone, che giungono perfino a tentare di ucciderne il fratello rivale o membri del suo entourage. E' una vera è propria guerra fratricida non combattuta dai bambini, ma dai parassiti politici il cui potere e prestigio dipende dal servire il futuro Shogun. Jeyasu sa bene che ormai è troppo tardi per risolvere la questione con i mezzi della diplomazia, ma non può affidare la soluzione della diatriba alle mani dei suoi nobili Samurai, compromettendo così la sua posizione superpartes. L'unica strada percorribile è la più bieca e crudele delle soluzioni: far decidere la propria successione dall'esito di uno scontro mortale combattuto tra famiglie di Ninja, la casta guerriera più umile e bassa (ninja significa "non persone"). Convoca così i capostipiti di due clan ninja rivali, gli Iga e i Kouga, giunti ad una sofferta pace dopo 400 anni di odio e rivalità, carichi di rancori e ferite insanabili. Jeyasu sancisce la rottura del loro trattato segnando su due pergamene i nomi dei dieci migliori ninja di ciascun clan. Assegna agli Iga il nome di uno dei suoi figli e ai Kouga quello dell'altro. Il clan che vedrà perire nella faida i suoi dieci araldi soccomberà. I primi a morire saranno proprio gli anziani capostipiti, legati in gioventù da un amore mai sfociato in matrimonio a causa dell'odio tra i rispettivi clan. Uccidendosi l'un l'altra, i due moriranno ricongiunti nel caldo abbraccio delle loro salme affidate alla corrente. La stessa sorte occorrerà anche ai loro successori, legati anch'essi da una promessa di matrimonio?


-----------------RECENSIONE----------------


STORIA: 9,5
La trama di Basilisk si snoda e dipana attraverso 24 episodi superbamente girati. 24 episodi che descrivono una cronaca di dieci giorni. Ogni episodio esaurisce il proprio tassello narrativo in se stesso, offrendo sempre in conclusione un nodo di congiunzione allettante abbastanza da far scorrere subito l'episodio successivo. Tutti i personaggi protagonisti, una trentina circa, sono ben strutturati e adeguatamente approfonditi, anche quelli che soccomberanno nei primissimi episodi (saranno alcuni flashback a restituirgli spessore). Salvo alcune eccezioni, i cliché dell'animazione giapponese sono reinterpretati e strutturati adeguatamente. Detto questo, Basilisk è una serie scorretta, cruda e crudele. L'odio fratricida e immotivato, la diffidenza atavica, la rivalità fine a se stessa, così come la futilità stessa di qualsiasi istanza pacifista o riappacificatrice uccidono ogni speranza dello spetatore. E' inutile lottare per riunire i clan di Iga e Kouga: troppo sangue è stato versato e 400 anni di rancori non possono essere messi da parte. Dovranno uccidersi l'un l'altro, in modo ingiusto e terribile, in una faida che strappa fuori il marcio anche dal personaggio più retto e nobile. Come in Gundam è solo guerra, non ci sono buoni o cattivi, ma qui la guerra è ancora più fine a se stessa, ancora più orribile. Iga e Kouga si distruggeranno l'un l'altro per una causa altrui. Tutti moriranno perché nessuno deve salvarsi. Non c'è spazio per la pietà: a questa verità si arrenderanno tutti prima o poi. E la guerra caccia fuori il peggio da ognuno, dove l'omicidio e lo stupro sono strumenti leciti, accettabili e accettati senza remora anche dai "buoni". Assolutamente non per tutti i palati, Basilisk si distingue dagli altri anime di arti marziali, azione e violenza per una certa attenzione alle dinamiche interpersonali che "rischia" di attrarre anche quel pubblico femminile solitamente più avezzo ad altri generi. L'anime impiega l'arco di 8-9 episodi per appassionare pienamente e convincere. E' una storia da sorseggiare con calma. I richiami narrativi alla tradizione giapponese sono molti, ma l'autore condisce il tutto di un gusto per la tragedia squisitamente shakespeariano, in un climax a metà strada fra il gotico e il barocco. E' un mondo luminoso e splendente, orribile e senza speranza. Alla fine sarà salva solo la memoria.

TECNICA: 8,5
Basilisk non sembra un anime prodotto negli ultimi tre anni. Il tipo di tratto utilizzato e la tecnica di regia ricordano molto da vicino gli OAV più curati prodotti nei primi anni '90. Le tinte sono forti, con colori intensi e vivaci e chine buie come il nero più scuro. La CG è quasi assente e quando presente, è una presenza così marginale così ben amalgamata all'animazione tradizionale da renderne difficile il riconoscimento. L'animazione è sempre fluida e convincente. I character design è quello proprio delle serie di ambientazione medievale: perfettamente indicato per il
tipo di prodotto. Anche sotto il profilo della regia e del montaggio, Basilisk si assesta ad ottimi livelli. Un anime egregiamente realizzato.

SOUNDTRACK: 7
Chitarre rock, batteria metal e fiati e percussioni della tradizione popolare giapponese. Questo mix si presta bene a descrivere le atmosfere dell'anime. L'opening è un'hit particolarmente gradevole, così come la maggior parte delle vocals, tuttavia il timbro adulto della cantante potrebbe non incontrare il gusto di tutti. Le BGM sono discrete e ben inserite, senza mai brillare per particolare cura o orecchiabilità. Di certo l'aspetto meno curato della serie.

CARISMA: 8,5
Sangue, onore, rispetto e sentimenti veri tipicamente nipponici, ambientati nel giappone medievale. Possono ancora affascinare le nuove generazioni simili tematiche? In cuor mio spero di si, ma realisticamente ne dubito. Fortuna che gli autori del manga prima e della serie poi, hanno condito il tutto con lo stratagemma di arti ninja ben oltre il limite dell'umano (se l'anime fosse stato ambientato nel medioevo europeo sarebbero stati chiamati "poteri magici"). Così mentre ammiri la tela di catarro o i capelli lama, l'uomo allungabile o il corpo di gomma, attendendo con ansia l'episodio successivo per scoprire il potere unico di un altro ninja (e magari il perché la serie abbia questo titolo...). E di poteri strani e bizzarri ce ne sono davvero a bizzeffe! Questo Mix rende Basilisk una serie che può allettare non solo l'appassionato di anime che non si perde un fansub, ma anche lo spettatore saltuario.

EDIZIONE ITALIANA: 7
Il team che si è occupato dell'hardsub italiano (si chiamano hardsub gli audiovisivi in cui i sottotitoli sono direttamente sovrascristi sul filmato) è quello degli Anime Phobia ( http://www.animeincoma.it ), un clan di fansubber tra i più numerosi in Italia ma soprattutto un gruppo di ragazzi dotati di passione e capacità dei quali colgo l'occasione per ricordare gli aka: DemoneRosso, DaRKFrOmHeLL, Massy, Djamaica, Amon, Italian_dDemon, Enobi, Vejita886,
Itaijin, Konzen, Brubo e Jovick . La pazienza e una discreta celerità sono certamente fra le note positive del loro lavoro che spiccano, seguite da una buona attenzione per le note di margine è un'eccellente cura per il timing inteso sia come sincronia delle note che come giusto tempo di persistenza delle stesse. Le pecche che non consentono di dare un voto più alto al lavoro degli ANime Phobia, peraltro già convincente, sono riscontrambili principalmente in una non sempre esaltante traduzione (in un paio di episodi si arriva addirittura in uno stravolgimento del senso narrativo) e nella discendente attenzione per i testi (errori grammaticali e di distrazione sono presenti nella maggior parte degli episodi e in un paio sono eccessivi). Insomma i ragazzi di Anime Phobia avrebbero senz'altro potuto fare di meglio (e le carte da giocare le hanno tutte), ma ad ogni modo il loro lavoro è godibile e apprezzabile. Non dimentichiamo che senza di loro non potremmo gustarci la serie di Basilisk. Un'ultima nota concerne il classico disclaimer contenuto in tutti i fansub che ho avuto modo di apprezzare, ma del tutto assente in questo lavoro degli Anime Phobia. Mi riferisco alla nota introduttiva nella quale i fansubber solitamente raccomandano di interrompere la distribuzione del prodotto non appena avuto notizia dell'acquisizione dei diritti della serie ad opera di un distributore italiano ed all'invito ad acquistare anime in VHS e DVD originali. Mi domando se si tratti di svista o di attiva scelta politica....


VOTO COMPLESSIVO: 8+

IN BREVE: Odio, sangue, amore, sesso e onore fra ninja dotati di poteri soprannaturali. Una faida atavica faticosamente sopita e riaccesa da potenti distanti che giocano come dèi del destino dei membri di due clan in lotta per una causa sconosciuta. Che poi solo un nuovo pretesto per versare altro sangue. Romeo e Giulietta, Ninja Kamui, I sette Samurai, i Guerrieri della notte e il Padrino. Tutto in un unica serie perfettamente diretta. Basilisk è un grande anime. Cercatelo.

posted by Jerushalaim at 3:39 PM | Permalink | 0 commenti
sabato, maggio 27, 2006
Nippognugna corner: Maria Ozawa (小澤マリア)
posted by Jerushalaim at 9:27 AM | Permalink | 25 commenti
lunedì, maggio 22, 2006
Simpathy for Boss
Voglio spezzare una lancia a favore di Boss.
Siamo abituati a vederlo ridicolizzato da Koji, Tetsuja e perfino da Actarus (compare in ben due episodi di Grendizer aka Goldrake). Prendere pugni e calci dai megacattivi e dai fighissimi protagonisti. Corteggiare timidamente le belle comprimarie e venire ogni volta impietosamente snobbato e umiliato da queste.

Goffo, brutto, affetto da una grave distorsione asimettrica della mandibola, si aggira con la sua Suzuki in giro per le strade della città in cerca di amore, rispetto, fiducia e considerazione. Ma tutto quello che il destino gli ha riservato è la compagnia dei suoi due fedeli amici: due deficienti assoluti.

Certo è un tipo brutale, talvolta gretto nel suo pragmatismo. Sicuramente non ha avuto un'educazione sofisticata e non è particolarmente votato alla disciplina nè è quello che potremmo definire un "fine dicitore".

D'altronde nemmeno Koji Kabuto e Tetsuya sono sembrati essere rispettosi e diligenti né si presentano come ragazzi particolarmente attenti alle regole sociali. Sono arroganti bulletti casinari e indisponenti.

Si, sono dei gran fighi e pilotano dei super-robot indistruttibili creati con l'adamantina lega Z. Certo, non si tratta di meritocrazia, questo è noto. Koji è figlio del creatore della lega Z (tipico nepotismo di destra), Tetsuya è "proposto" dal professore della fortezza delle scienze (becera raccomandazione politica di sinistra) ed Actarus è alieno, quindi straniero... e gli stranieri sembrano sempre più fighi e in gamba dei talenti nostrani. Tutti e tre hanno in comune stipendi da favola, una solida struttura di supporto, tante gnocche in minigonna girofiga che non vedono l'ora di dargliela, forniti team di meccanici e scienziati che passano la giornata a potenziare il loro super robot (come se ne avessero bisogno...) e gli onori e la gloria della gente di strada che li ama e li acclama come grandi eroi.
Boss ha costruito il proprio robot da solo. Conosce la sua macchina pezzo pezzo perché l'ha progettata lui stesso. Koji e Tetsuya non sono in grado nemmeno di svitare una lampadina... Boss è dotato di un genio così sofisticato da ideare, progettare, assemblare e costruire un gigantesco superobot.
Investe tutti i suoi soldi nell'impresa e dove non arrivano gli esigui fondi, ecco che Boss si fa brillante precursore dei tempi e, riciclando gli scarti della Fortezza della Scienze, dà vita al primo robot DAVVERO ecologico (non chiamatemi ecologico Daitarn 3: l'energia solare ogni volta che veniva usata dava vita a immensi fungoni nucleari... tanto pulita quell'energia non doveva esserlo!).

Mentre i fotomodelli che guidano i super robot passano le giornate a gozzovigliare, Boss ha davvero poco tempo per sè stesso, dovendo provvedere personalmente alle riparazioni di Boss Borot (con grande efficienza oltretutto, dato che, a differenza di Goldrake, Mazinga Z e del Grande Mazinga, Boss Borot ad ogni episodio è pronto per entrare in azione). Normale che sia sempre incazzato!

Ogni volta che Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Goldrake o qualsiasi altro super robot entra in azione, si perde sempre un'infinità di tempo. Inutili cunicoli chilometrici per raggiungere le capsule di comando e interminabili viaggi con le stesse verso il robot, per poi ricongiungersi o peggio, trasformarsi nella forma tipica del robot. Ma quanto costa tutto questo? Boss Robot è stipato in un magazzino in riva al mare, dotato di saracinesca (sempre alzata) dalla quale il robot passa senza difficoltà. Ad eccezione del normale propellente, l'entrata in azione di Boss borot non costa nulla. Anche i tempi di messa in moto rispecchiano l'accuratezza dell'intero apparato difensivo.
Di certo, in termini di efficienza tecnica, Boss avrebbe molto da insegnare ai superingegneri della Fortezza delle Scienze.

Interamente reciclabile lui stesso, boss borot è un robot meno stoico di Mazinga Z e del Grande Mazinga, realizzati con la segretissima lega Z. Data questa carenza strutturale, Boss non ha potuto garantire al proprio robot una "silhoutte" alla Aphrodite One, dovendo optare per una forma più stabile e robusta. Per dirla tutta, l'intera struttura del robot è inperniata intorno ai concetti di sobrietà ed efficienza.

Spartana quanto ampia e sicura, la camera di comando di Boss borot rivela il capolavoro di ingegneria robotica realizzato da Boss nella tecnica di trasmissione dei comandi. Mentre tutte le cabine di pilotaggio dei super robot sono dotate di cloche, pulsanti a non finire, levette e tastiera, comandi necessari al movimento del robot ed al'utilizzo bellico dello stesso, nella cabina di Boss borot sono presenti esclusivamente un grosso volante (simile a quelli dei timoni nautici) e due manopole. Ruotando il timone verso destra il robot si muove verso destra o attacca con il braccio destro, viceversa, il robot procede verso sinistra o colpisce con l'arto meccanico sinistro.
Non solo.

E' accaduto frequentemente che, colpita da un mostro nemico, la testa di Boss borot sia volata via. Nonostante la separazione della testa dal resto del robot, Boss continua a comandare efficientemente il robot, come se i contatti e la trasmissione fossero ancora saldati. Se la testa di Mazinga Z o di Goldrake venisse separata dal corpo, i robot sarebbero inservibili. E' la prova inconfutabile che già negli anni '70 Boss avesse inventato il Bluetooth.

Un ulteriore prova della brillante intelligenza di Boss (nonché del suo straordinario spirito di abnegazione) è data dalle inferiate della bocca di Boss borot. Se occorresse uscire dal robot ed agire di persona (come spesso è accaduto), Koji Kabuto dovrebbe decollare dalla testa del Mazinga Z con il suo Aliante Slittante (così come Tetsuja dalla testa del Grande Mazinga con il Brian Condor), atterrare e uscire dal mezzo. Boss salta direttamente fuori dalla "bocca" di Boss Borot addosso al mostro nemico, raggiungendo facilmente la cabina di pilotaggio dello stesso.

Parlando sempre dell'efficienza e del coraggio di Boss occorre notare come egli si impegni per la salvezza del genere umano. Boss dedica alla causa della pace e della giusitizia tutto il suo tempo. Quando un mostro attacca Tokyo, Boss Borot è sempre il primo ad intervenire, ostacolando la distruzione della creatura meccanica in attesa che il "grande eroe" (actarus, koji o tetsuja) superi la sua crisi esistenziale, torni alla base, faccia il suo lungo e dispendioso giro chilometrico per giungere nella cabina di comando del robot e, finalmente, si decida ad arrivare sul luogo dove
Boss sta combattendo DAVVERO a rischio della propria pelle: si perché Boss Borot non è fatto di lega Z. Se Boss Borot viene colpito, come accade sempre, va in mille pezzi.

Ma poi tutti acclamiamo il bell'eroe nel suo invincibile robot.
Ed al buono, geniale, abnegato e generosissimo Boss nessuno pensa mai.
posted by Jerushalaim at 7:01 PM | Permalink | 7 commenti
giovedì, maggio 11, 2006
The Guyver... again!
-----Guyver - The Bioboosted Armor- (2005)---------
Inauguro questo blog con la recensione di uno degli anime più attesi prodotti recentemente in Nippolandia: il remake (e completamento) del mai dimenticato “Guyver”.



UN PO’ DI STORIA: COS’E’ IL GUYVER

Quando parliamo di Guyver parliamo fondamentalmente di una ricchissima produzione di gadget e merchandising di vario tipo (pupazzi, poster, cartoline, magliette, action figures etc…) tratti da un manga di nicchia (le vendite del manga in prima stesura non furono esaltanti, ma decollarono subito dopo l’uscita dell’anime) e di una serie animata gore – cyberpunk mai completata.

Ma non è tutto.

Uscirono anche due film tratti dalla stessa serie: “The Guyver” e “The Guyver II: dark hero”. E’ opportuno sottolineare che, sebbene nessuna delle due pellicole possa definirsi un capolavoro del cinema, almeno la prima merita una particolare menzione, se non altro per essere stata interpretata da Mark Hamill, il mai dimenticato Luke Skywalker della trilogia originale di Star Wars.

Tornando alla serie di OAV dedicati al manga (12 episodi di drammatica preparazione ad un climax mai raggiunto) mi limiterò a ricordare che la serie fu interrotta per motivi non ben precisati e di certo indipendenti dal successo del prodotto. In America e in Europa il successo dell’anime fu infatti travolgente e ci fu una vera e propria ondata di proteste per la scomparsa del Guyver, cosa che probabilmente contribuì alla diffusione dell’anime ed al grande successo di merchandising di cui accennavo.


LA TRAMA

Un uomo in grado di trasformarsi in una creatura mostruosa fugge portando con se tre oggetti misteriosi racchiusi in una sacca. Raggiunto nel bosco da un’orda di sinistri individui dotati delle medesime capacità, l’uomo si fa esplodere e i tre oggetti volano in aria a grande distanza. Uno dei tre oggetti cade vicino a due ragazzi seduti sulla riva del lago. Uno dei due attiva accidentalmente il misterioso oggetto dal quale si sprigionano tentacoli di carne che avvolgono il ragazzo chiudendo intorno ad esso un’armatura biomeccanica dagli straordinari poteri. Ma cos’è realmente il Guyver? Chi sono i mostri chiamati zoanoidi che sembrano aver invaso un mondo troppo sprovveduto e indifferente per accorgersi di loro? Questi sono solo alcuni dei misteri che la serie suggerisce e poco a poco tenta di svelare.



-----------------RECENSIONE----------------

STORIA: 7

La nuova serie completata nel 2005 con il titolo di “BIOBOOSTED ARMOUR GUYVER” sembra seguire, con minime differenze e talune opportune integrazioni lo stesso storyboard della serie originale. Anzi, nella prima metà della serie gli autori riescono a imprimere ancor di più il timbro Carpenteriano della minaccia occulta (Ci riferiamo allo splendido “ESSI VIVONO” NdR), attraverso un giusto ritmo narrativo e gradevoli digressioni affrontate con maggior rigore filologico. Certo, il tema e la tipicità della trama risentono del peso degli anni (l’anime originale fu prodotto a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90) e di alcune soluzioni un po’ ingenue e oggi sorpassate, ma non dobbiamo dimenticare che si tratta pur sempre di un rispettosissimo remake di un classico dell’animazione cyberpunk e già questo è sufficiente a far passare in secondo piano le pecche citate ed a far levitare sensibilmente il voto… che crolla penosamente mano a mano che ci avviciniamo agli episodi conclusivi. Dopo il 16simo episodio il ritmo narrativo fino ad allora ben calibrato subisce una rocambolesca accelerazione. Comprimari interessanti ma mai ben approfonditi spuntano regolarmente quasi ad ogni episodio. Scenari apocalittici si dipanano e si contraggono per cercare di rientrare nel claustrofobico standard dei 26 episodi, fino allo strappo narrativo definitivo con gli episodi 23 e 24. Clamorosa frattura narrativa che gli ultimi due episodi tentano faticosamente di ricucire senza ahinoi riuscirci. Il finale matrioska (chi ha visto la serie capirà) e le numerose trame lasciate in sospeso (compresa la trama principale) rivela chiaramente il disagio di un team di sceneggiatori che, probabilmente, era stato inizialmente ingaggiato per la realizzazione di una serie da 52 episodi e che a metà produzione ha dovuto correggere il tiro. Con risultati disastrosi. Il 7 dato alla trama è esclusivamente merito dei primi 17-18 episodi. Attendiamo con ansia un nuovo remake-continuazione che risolva una trama anche questa volta lasciata a metà.

TECNICA: 8

La realizzazione della serie è nello standard delle produzioni di inizio millennio: fluidità delle animazioni, cura nei disegni principali e accettabile resa delle tavole intercalari e ampio ricorso alla colorazione elettronica. Detto questo, il nuovo Guyver risente di una fotografia che ha perso lo charme dark della serie originale e un po’ di smalto hard boiled, ma i passi avanti fatti in questi ultimi anni si vedono tutti e il fan di vecchia data riesce facilmente ad adattarsi al nuovo stile grafico dell’opera. Gli Zoanoidi sono più realistici, meno “gommosi e artificiali” dei vecchi mostri della serie originale. La CG è pregevole e ben amalgamata con l’animazione classica. Nella serie si alternano diversi disegnatori ma a ben vedere non ci sono fratture visive tali da infastidire l’occhio dello spettatore (vd. Nazca per un esempio negativo in tal senso…). Non spezziamo alcuna lancia a favore o contro il mechadesign e il biodesign poiché ripercorrono abbastanza fedelmente i binari antecedentemente stesi aggiungendo ben poco. Oltre quanto detto, la realizzazione tecnica del Guyver è soddisfacente: non esaltante ma sicuramente assestata su buoni livelli.

SOUNDTRACK: 6

Le bgm e le vocals sono abbastanza valide e descrivono coerentemente le atmosfere senza mai risultare invasive. Tuttavia le hits sono lontane lustri dalla celebre opening della serie originale (PARAPAPPAPA’ PARAA-PARAPAPPAPA’… niente, solo chi la conosce può capire questo piccolo delirio), ma d’altronde, visti altri disastrosi remake più o meno recenti, dobbiamo essere grati agli autori di non aver voluto scimmiottare i brani del vecchio anime creando osceni arraggiamenti. Anche in questo caso il voto è senza infamia e senza lode.

CARISMA: 10

E’ il Guyver. E’ sempre il Guyver, anche esteticamente (insomma, siamo anni luce dagli stravolgimenti dell’OAV di Hokuto No Ken). Tira ancora tantissimo.
EDIZIONE ITALIANA: 9

Il gruppo che si è prodigato nella traduzione, sottotitolatura ed encoding di Bioboosted Armour Guyver è il brillante SubZero nelle persone di Isamu e Spider. I ragazzi della SubZero hanno fatto un lavoro eccellente, quasi professionale. L'encoding di Spider è ottimo: il video non sgrana, non ci sono scatti framerate e la qualità è eccellente per un peso di meno di 200 mb a episodio (widescreen e alta risoluzione).
Come tutti i gruppi di ragazzi che si prodigano per tradurre e distribuire gratuitamente gli anime inediti in Italia, anche i SubZero precisano in ogni episodio che la loro fansub è un prodotto amatoriale non destinato alla vendita, pregando di interrompere la distribuzione della serie non appena qualcuno acquisterà i diritti di Guyver per l'Italia. Ricordando non ultimo che chi ama gli Anime acquista solo VHS e DVD originali.

VOTO COMPLESSIVO: 8+

IN BREVE: La nuova serie di Guyver riprende la trama del vecchio anime, ripercorrendo la stessa storia e portandola avanti ben oltre il punto d’arresto della precedente serie. Un prodotto ben fatto e in grado di appassionare anche la più smaliziata nuova generazione, ma che pecca clamorosamente proprio nello stesso modo della precedente. Nuova ondata di proteste in arrivo?
posted by Jerushalaim at 8:45 PM | Permalink | 0 commenti
lunedì, maggio 08, 2006
Prova
aggiornamento del blog.

Adesso considero pressoché chiuso il capitolo template. Voglio dedicarmi solo ai contenuti (forse stasera la prima recensione...)

Ciao!
posted by Jerushalaim at 6:53 PM | Permalink | 0 commenti